Veneto

Confcommercio Veneto/Forti timori per la stangata d’autunno

Confcommercio Veneto ha pubblicato i risultati di un’indagine che ha coinvolto più di 900 aziende a livello regionale: a preoccupare gli imprenditori sono l’inflazione, il caro energia e il ritorno del Covid.

Il primo commento del presidente Confcommercio Veneto Patrizio Bertin di fronte ai risultati del questionario economico-occupazionale è stato: “L’inflazione che non sembra dare tregua e che anzi rischia di aggravarsi avvicinandosi alla doppia cifra percentuale, anche sui beni di prima necessità, preoccupa, e non poco, gli operatori del commercio, del turismo e dei servizi”.
Dall’indagine esce una fotografia sullo stato di salute, le dinamiche del mercato del lavoro e gli investimenti strategici per il prossimo futuro, in uno scenario di incertezza diffusa.

I TIMORI PER L’AUMENTO DELL’INFLAZIONE: PREZZI E CLIENTELA

Analizzando i dati emerge come l’inflazione impatti e non solo sui beni voluttuari ma già sul carrello della spesa quotidiana: sette aziende su dieci hanno in previsione di aumentare i prezzi nel corso del prossimo semestre: “leggermente” per il 45%, “marcatamente” per il 21%, “molto marcatamente” per il 4%.
Nel commercio al dettaglio il 29% degli intervistati, quasi tre imprese su dieci, prevede rialzi oltre il 5-10%.

Una situazione non facile considerando che gli imprenditori denotano già ora, in maniera pressoché unanime, sintomi di difficoltà economica fra i propri clienti (80%) e più del 70% del campione ritiene che tali difficoltà siano aumentate rispetto allo scorso semestre.

Per ora il “bacino d’utenza” della clientela resta sostanzialmente invariato, ma il quadro è in evoluzione.

LA SITUAZIONE ECONOMICA: FATTURATO, LIQUIDITÁ, BANCHE

Fortunatamente l’85% delle aziende ritiene buono il proprio stato di salute e si registra in generale un primo semestre 2022 positivo rispetto allo stesso periodo di un anno fa: per il 37% delle imprese il fatturato è aumentato e per il 39% è invariato (slide 20); solo una su dieci immagina che peggiorerà.

Più della metà delle aziende non ha problemi nel pagamento dei fornitori (65%) e intrattiene buoni o discreti rapporti col sistema bancario pur non avendo fatto recentemente richiesta di prestito: solo l’11% del totale si è rivolto al proprio istituto di credito per richiedere un prestito e ben il 94% l’ha ottenuto.

In particolare, il commercio all’ingrosso si rivela il settore con il livello più alto di liquidità nel medio periodo

IL MERCATO DEL LAVORO: PERSONALE E FORMAZIONE

Situazione sostanzialmente di stasi per quanto riguarda l’incontro fra domanda e offerta nel mercato del lavoro, dove a prevalere sono i rapporti di lavoro dipendente.
Se a trainare le assunzioni del secondo semestre 2022 sono stati il settore turistico-alberghiero e dei pubblici esercizi, con figure legate alla stagionalità quale personale di cucina e sala, commessi, cassieri e baristi, a oggi il 74% delle aziende, tre su quattro, non ricerca personale.
Nessuna previsione di assunzione nemmeno per l’immediato futuro con solo un’azienda su tre che ricercherà dipendenti da qui a sei mesi.
o associazioni di categoria preferendo altre formule come il classico passaparola o l’annuncio su Internet. Carente, infine, lo spazio dedicato alla formazione poiché solo sei aziende su dieci hanno introdotto momenti formativi per i loro dipendenti, per la maggior parte obbligatori e non professionalizzanti.

GLI INVESTIMENTI

Uno sguardo rapidissimo, infine, al campo degli investimenti strategici che sono rivolti soprattutto all’innovazione e modernizzazione delle imprese: nei primi tre posti della classifica trovano spazio l’acquisto di attrezzature e macchinari, la scelta di tecnologie per un miglior risparmio energetico, ritenuto fondamentale in tempi di rincari proprio sotto questo punto di vista, e la spesa dedicata a promozione e al marketing aziendale.

L’APPELLO DEL PRESIDENTE BERTIN

In conclusione, il presidente Bertin rilancia la richiesta degli imprenditori del commercio al dettaglio, perché si attuino azioni mirate per aiutare i consumatori: “Inflazione, caro energia e ritorno del Covid, sono per gli imprenditori motivi di preoccupazione. Quando gli intervistati denunciano che il 40% della clientela degli esercizi del commercio al minuto ha difficoltà “marcate” e comunque un restante 52% ha difficoltà “leggere”, significa che l’economia batte in testa. Servono interventi strutturali a partire dall’azzeramento dell’Iva per contrastare una potenziale recessione dagli effetti devastanti”.

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