Desertificazione bancaria: chiuse nella Marca 199 filiali in 10 anni

La mappa della desertificazione bancaria non conosce confini neppure nella Marca trevigiana, minando alla base i presupposti per lo sviluppo economico e la tenuta del tessuto sociale, soprattutto nei comuni più piccoli. Le dimensioni del fenomeno sono state analizzate nel corso del convegno su “Desertificazione bancaria e attrattività del territorio” organizzato da First Cisl Belluno Treviso e Cisl territoriale che si è svolto oggi nella sede Cisl di Treviso.
I dati dell’Osservatorio First Cisl sulla desertificazione sono chiari: in provincia di Treviso, un comune su tre è privo di uno sportello bancario o ne ha solo uno.
Dal 2015 ad oggi, sono state chiuse 199 filiali bancarie, passando da 546 istituti a 347 (-37%).
I comuni senza sportello sono 11 su 94, quelli con una sola filiale sono 21.
Non ci sono più banche a Morgano, Fregona, Moriago della Battaglia, Cison di Valmarino, Castelcucco, Possagno, Segusino, Zenson di Piave, Monfumo, San Zenone degli Ezzelini, Portobuffolè. Sono più di ventimila i cittadini costretti a uscire dal proprio comune di residenza per accedere ai servizi bancari. Ma a rischio desertificazione ci sono anche i territori con una sola filiale, come ad esempio Santa Lucia di Piave, Caerano di San Marco, Altivole, Salgareda, Sernaglia della Battaglia, Giavera del Montello, San Pietro di Feletto, Maser, Povegliano e Cavaso del Tomba.
“Tutto questo genera molta preoccupazione – spiega Antonella Primizia, segretaria generale della First Cisl Belluno Treviso – in primo luogo per i lavoratori e le lavoratrici delle filiali che vengono chiuse. Si stima che dal 2016 ad oggi siano stati persi 1.455 posti di lavoro nel settore bancario in provincia di Treviso fra licenziamenti e prepensionamenti (31%).
L’altro problema è che ai dipendenti viene chiesto di spostarsi a lavorare negli sportelli rimasti aperti, spesso a decine di chilometri di distanza.
In secondo luogo la preoccupazione è per il forte impatto sull’economia e sulle fasce più deboli della popolazione, a partire dagli anziani, che hanno scarsa dimestichezza con il digitale e spesso hanno autonomia ridotta negli spostamenti”.
Ad arginare il fenomeno negli ultimi anni sono state soprattutto le banche di credito cooperativo, più legate alle comunità e maggiormente inclini a una presenza capillare sul territorio rispetto ai grandi gruppi bancari che nell’ultimo decennio hanno dato vita a fusioni, accorpamenti, numerose chiusure di filiali e investimenti importanti sui servizi digitali.
Ma il fenomeno tocca da vicino anche il sistema delle imprese: sono 10mila le aziende presenti nei comuni della Marca oggi privi di istituti di credito.
“La desertificazione – sottolinea il segretario Generale Francesco Orrù – è inevitabilmente legata all’attrattività dei nostri territori: la carenza di sportelli bancari mette a rischio la tenuta sociale, con il pericolo concreto che cittadini e piccole imprese abbandonino i comuni minori. Questo problema riguarda infatti anche le aziende: le banche devono avere un ruolo centrale nel promuovere gli investimenti, specialmente per le piccole e medie imprese, fondamentali nella nostra economia. Una presenza capillare degli istituti è essenziale per sostenere il tessuto imprenditoriale della Marca”.
Di fronte alle criticità evidenziate nel convegno, dalla Cisl territoriale emerge la necessità di “un patto tra imprese e istituzioni per contrastare la desertificazione bancaria, un fenomeno che danneggia tutti e che deve diventare una battaglia comune in difesa di un interesse che è collettivo”.
Oltre ai rappresentati sindacali, sono intervenuti alla tavola rotonda Mario Conte, sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto, Loris Sonego, presidente di Banca della Marca e Mario Marcon, direttore generale di Banca Prealpi San Biagio.





