Veneto

In un Compro oro/Scoperti ricavi sottratti alle tasse per un milione di euro

Dopo mesi di indagini è stata conclusa dalla Guardia di Finanza l’operazione denominata “GOLDFINGER” che già nell’ottobre scorso, su ordine della Procura della Repubblica di Rovigo, aveva portato all’esecuzione di una ordinanza di sequestro preventivo per circa 300.000,00 € e di una custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale Polesano nei confronti di una imprenditrice Adriese per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

L’operazione aveva interessato una società di “compro oro” per la quale le indagini avevano svelato la commissione di reiterate e gravi violazioni alla normativa antiriciclaggio oltre che alla normativa penale tributaria.
A seguito delle perquisizioni effettuate tra Veneto e Toscana nei confronti delle persone indagate e delle società a queste riconducibili, era emerso che il titolare effettivo si era fittiziamente liberato del proprio patrimonio pur di non pagare le imposte.
Le investigazioni però avevano fatto emergere altri scenari da cui sono poi scaturite ulteriori pesanti violazioni amministrative e fiscali.

Il settore del “compro oro”, infatti, è intrinsecamente esposto a elevato rischio di utilizzazione da parte della criminalità per il riciclaggio di beni preziosi provenienti da reato o denaro; sul lato dell’utenza, il cliente che si avvicina a tali tipologie di esercizi commerciali deve avere la certezza di trattare con soggetti affidabili.

A conclusione delle indagini penali disposte dall’Autorità Giudiziaria, la documentazione sequestrata è stata, pertanto, ulteriormente analizzata dai finanzieri della Tenenza di Adria e del Gruppo di Rovigo, permettendo l’avvio di un controllo antiriciclaggio e di una verifica fiscale vòlti a ricostruire la storia nascosta di oltre 5 anni di operazioni di acquisto e rivendita di preziosi effettuate senza la trasparenza imposta dalle norme.

È emerso infatti che la “verità” commerciale della società non era rappresentata sui registri ufficiali ma su agendine manoscritte e brogliacci, al punto da costituire una vera e propria contabilità parallela.
Di fatto i preziosi il più delle volte venivano acquistati e rivenduti in nero, spesso per importi sopra la soglia di 500 euro per la quale la norma antiriciclaggio impone l’obbligo di tracciamento, avvalendosi di un unico conto corrente aziendale; peraltro gli esercenti sono tenuti a verificare adeguatamente la propria clientela, segnalando eventuali operazioni sospette alle Autorità.

All’esito degli approfonditi controlli antiriciclaggio e della verifica fiscale svolti mediante l’analisi di tutta la documentazione contabile ed extracontabile reperita, è stata ricostruita un’ampia sequela di operazioni realizzate totalmente in nero e mai documentate.

Da tali considerazioni sono scaturite sanzioni amministrative fino a 160.000 € a carico del titolare di diritto e di quello di fatto dell’impresa con trasmissione degli atti alla Ragioneria Territoriale dello Stato di Venezia e al MEF per gli ulteriori passaggi.

Inoltre, sul versante fiscale, a seguito della sostanziale inattendibilità della contabilità, è stata avviata una verifica fiscale in cui sono stati ricostruiti ricavi sottratti a tassazione per circa 1 milione di euro.

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