Pordenone

Truffavano con promesse di facili guadagni online: Polizia di Pordenone smantella organizzazione albanese

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Il Procuratore della Repubblica di Pordenone Raffaele TITO e il Procuratore di Tirana Ened NAKUÇI hanno concluso un’articolata attività investigativa che ha portato all’emissione di tre misure cautelari nei confronti di altrettanti cittadini albanesi al capo di un’organizzazione dedita alle truffe del falso trading online.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Pordenone e Polizia Postale del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Servizio per la Cooperazione Internazionale e di Polizia-Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza in Albania , hanno effettuato a Tirana, cinque perquisizioni nei confronti dei cittadini albanesi arrestati e nelle sedi dei call center.
Si stima che l’organizzazione abbia truffato diverse centinaia di cittadini italiani residenti in tutto il territorio nazionale per un ammontare superiore ai tre milioni di euro.

Le indagini hanno avuto inizio a seguito di una denuncia pervenuta alla Polizia Postale di Pordenone. I successivi accertamenti hanno portato alla luce uno schema di frode particolarmente complesso, nel quale le vittime, contattate a mezzo telefono, venivano convinte ad investire inizialmente molto basse, che però generavano apparenti rendimenti stratosferici. Alcune vittime, infatti, vedevano triplicarsi il patrimonio investito nel giro di pochi giorni, e a quel punto la trappola era pronta per ricevere investimenti più sostanziosi.

Nel corso di più di 42.000 intercettazioni telefoniche, è infatti emerso quanto i truffatori fossero abili nell’utilizzo di vere e proprie tecniche di persuasione, al punto da convincere ignari cittadini a versare, nel tempo, svariate centinaia di migliaia di euro su conti correnti esteri.

I truffatori erano particolarmente abili ad entrare in empatia con le potenziali vittime: i dialoghi spaziavano dall’emergenza pandemica in corso a situazioni personali sentimentali e familiari delle vittime ed utilizzavano la solitudine derivante dalle misure pandemiche per proporsi come nuovi amici e confidenti.
Impossibile tracciare un preciso identikit della vittima: sono infatti sia donne che uomini di tutte le età.

La prima proposta d’investimento riguardava l’acquisto di € 250 in azioni Amazon, e di osservarne il rendimento per una settimana.
In base a quanto apprendevano nelle conversazioni con le vittime, i truffatori proponevano poi l’estensione dell’investimento sulla criptovaluta BitCoin che, a loro dire, sarebbe cresciuta di molto a causa dell’indotto prodotto dal commercio di vaccini.

Il sodalizio aveva messo in piedi un vero e proprio call center, con diverse figure al proprio interno: vi erano infatti operatori, che gestivano il primo contatto con i clienti e verificavano la disponibilità ad investire, e veri e propri “consulenti” che guidavano passo passo le vittime verso gli investimenti a loro dire più vantaggiosi.

La fidelizzazione del “cliente” diveniva così efficace al punto che la vittima, nella maggior parte dei casi, acconsentiva a far operare sul proprio PC il truffatore, che da remoto disponeva “in tempo reale” i bonifici esteri mediante Anydesk.
I truffatori, tuttavia non si limitavano a questo: frequente era infatti il controllo delle email, delle fotografie e dei documenti delle vittime, tutte informazioni che venivano sfruttate per fare social engineering per il plagio dei malcapitati qualora reticenti ai successivi investimenti.
Altre volte, nel percepire la titubanza delle vittime, i truffatori divenivano aggressivi e spietati anche sfruttando le informazioni precedentemente apprese, al punto di convincere le stesse a richiedere finanziamenti dedicati a nuovi investimenti.

Ci sono stati casi in cui le vittime hanno consegnato spontaneamente al proprio “consulente”, le credenziali di accesso ai propri servizi di home banking in modo da velocizzare le operazioni di investimento cogliendo al volo un particolare andamento di mercato.

Quando era il momento di incassare i truffatori accampavano problemi come una falsa commissione da pagare, per lo sblocco del denaro, una presunta agenzia dell’Unione Europea a causa della Brexit. Le cifre, ancora una volta, venivano incassate dal sodalizio che, ovviamente, non restituiva nemmeno la somma “investita”.

Il modus operandi dell’organizzazione è stato ricostruito mediante un’intensa attività di intercettazione dei flussi informatici.

L’analisi dei conti correnti, effettuata dagli investigatori mediante accertamenti che hanno coinvolto diversi Paesi membri dell’Unione Europea fra i quali Cipro, Lituania, Estonia, Olanda e Germania hanno portato alla luce il fatto che il denaro delle vittime, nella maggior parte dei casi, veniva convertito in criptovalute legati a conti esteri non tracciabili.

Complesse tecniche d’indagine tradizionali e cibernetiche, che hanno spaziato dai sopralluoghi ed acquisizioni documentali agli incroci di tabulati telefonici e telematici, alle intercettazioni telefoniche e telematiche, hanno consentito di individuare gli esponenti di spicco dell’organizzazione, ed in particolare l’amministratore della società, e due tra i “consulenti” più fidati e molto abili nel frodare i cittadini italiani.
Un decisivo apporto alle indagini è stato fornito dalla vacanza in Italia fatta dai due “consulenti”, un uomo e una donna di origine albanese.

Il sodalizio si stava recentemente riorganizzando ed espandendo, avendo chiuso il server intercettato ed aprendone altri due, prontamente sequestrati.
Ieri, mentre a Tirana si svolgevano le 5 perquisizioni e si eseguivano gli arresti, in Italia si è proceduto al sequestro del Server.

I dati dell’indagine:

Le indagini telematiche hanno fatto emergere circa 90.000 contatti telefonici di cittadini italiani, ad uso degli operatori del call center, pronti per essere agganciati per le false proposte d’investimento.

E’ stato analizzato circa 1 Terabyte di traffico telematico passante per il server, durante le operazioni di intercettazione telematica.

Sono state intercettate circa 42.000 telefonate effettuate dal call center.

Si stima che la movimentazione di denaro possa ammontare ad alcune decine di milioni di euro.

All’esito dell’attività a Tirana sono stati posti sotto sequestro due Call Center con più di 60 postazioni dotate di personal computer e i 2 server collegati alle postazioni di lavoro.

Contestualmente in Italia veniva sequestrato il server utilizzato dal sodalizio per offuscare le proprie tracce informatiche e ostacolare le investigazioni.
Al fine di evitare di cadere nella trappola dei sedicenti broker di trading online, la Polizia di Stato consiglia di:

  • consultare i siti della Consob e della Banca d’Italia per essere sicuri di rivolgersi ad intermediari autorizzati;
  • Consultare la sezione “WARNING AND PUBLICATIONS FOR INVESTORS” dell’ESMA (la CONSOB europea) e verificare se, nei confronti del trader, altre autorità europee omologhe alla CONSOB, hanno pubblicato un avviso agli utenti (warning);
  • consultare, attraverso i motori di ricerca sul web, le recensioni riferite alle società di trading;
  • Diffidare di quei broker che offrono un rendimento fuori mercato (prospettando un ritorno economico in percentuali di elevata entità);
  • Non cadere nell’ulteriore trappola dei frodatori che, con il pretesto di sbloccare i rimborsi di quanto già “investito”, richiedono il pagamento di ulteriori somme di danaro in quanto questo rappresenta una vera e propria estorsione.

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