Per la Caritas: nell’Ex caserma Zanusso condizioni di vita non più accettabili
La Caritas Opitergina ha diramato un comunicato stampa facendo il punto sulla situazione di vita delle circa 270 persone attualmente ospitate nell’ex Caserma Zanusso.
Nelle ultime settimane la stampa si è occupata della struttura di accoglienza pubblicando foto che testimoniano il degrado e iI volontari della Caritas Opitergina hanno potuto farvi visita, constatando una situazione non più tollerabile.
La Caritas puntualizza come le risorse destinate all’accoglienza, arrivino da fondi assegnati dalla Prefettura e destinati alla gestione dei servizi.
Alle persone accolte spetta un pocket money di 2,50 euro al giorno, che, arriva talvolta con mesi di ritardo. La cooperativa incaricata riceve circa 26,50 euro al giorno per ospite per coprire vitto, alloggio, pulizia, beni igienici e personale.
Il report della Caritas prosegue raccontando come gli ospiti dormono in letti a castello, ammassati uno accanto all’altro, sotto tendoni consumati, torridi d’estate e freddi d’inverno.
I servizi igienici sono deteriorati e nelle docce spesso manca l’acqua calda.
Il kit di indumenti e coperte forniti dalla cooperativa non basta ad affrontare la stagione fredda. Anche il cibo, per quantità e qualità, risulta insufficiente.
Alcuni ospiti che lavorano acquistano altri alimenti con il proprio stipendio. In assenza di frigoriferi, sono costretti a portarli sotto il tendone: una condizione che favorisce la presenza di insetti e roditori attratti dai resti di cibo.
Non da ultimo i continui tagli ministeriali hanno indotto la cooperativa a sopprimere anche i corsi di lingua italiana, strumento assolutamente indispensabile per una vera autonomia e integrazione.
Intanto il bando affidato alla cooperativa “Officine Sociali” risulta scaduto da oltre un anno e, negli anni non è stata pensata una soluzione stabile per la gestione della struttura mentre un altro inverno si avvicina.
Lo scorso anno la Caritas Opitergina ha distribuito gratuitamente indumenti e coperte pesanti ai richiedenti asilo. Questo è stato possibile grazie alla generosità di tante persone e alle raccolte organizzate nelle parrocchie. Le richieste stanno già ricominciando.
La stessa Caritas ha cercato di sensibilizzare la Prefettura di Treviso segnalando le condizioni rilevate e allo stesso tempo offrire la collaborazione dei volontari con progetti concreti di accoglienza e integrazione. Quanto proposto, come Centro di Ascolto Caritas, non c’è stata risposta.
Nel frattempo i dati sull’occupazione continuano a segnalare come molte imprese del territorio faticano a trovare personale:
• Tra il Piave e il Livenza (Oderzo, Motta, Mansuè, San Polo): la presenza di residenti stranieri oscilla tra il 12,5% e il 18,2% (superando la media provinciale del 10,2%). In quest’area il loro tasso di occupazione sfiora il 68-70%.
• Il paradosso della Marca Trevigiana: a Treviso i residenti stranieri diminuiscono, ma le assunzioni aumentano. Nel settore privato si contano oltre 53.000 lavoratori dipendenti stranieri e quasi 10.000 titolari d’impresa.
• Emergenza manodopera: a Treviso quasi il 48% dei profili richiesti dalle aziende è introvabile. Le imprese locali stimano un fabbisogno annuale di 12.000 – 15.000 nuovi lavoratori immigrati per coprire i settori chiave: Legno e Arredo, Metalmeccanica e Logistica, Agroalimentare e Vendemmia.
Per questo la Caritas chiede l’impegno per un’accoglienza dignitosa che venga accompagnata da percorsi di formazione, lavoro regolare e accesso alla casa.
L’appello della Caritas Opitergina, termina chiedendo maggiore dignità per le persone ospitate all’ex Caserma Zanusso, che non possono attendere un altro inverno, nella speranza che le istituzioni intraprendano un investimento serio e lungimirante.



