Veneto

CGIA – in Veneto c’è l’inflazione più alta d’Italia

Nell’ultimo anno i veneti sono stati i più colpiti d’Italia dal caro vita; la crescita dell’inflazione media nel Veneto, infatti, è stata del +1,3%. Seguono la Campania e la Toscana con il +1,2% e il Friuli Venezia Giulia con il +1,1% (vedi Tab. 1).

Nonostante questo record negativo, va segnalato che sempre tra aprile 2023 e lo stesso mese dell’anno precedente le cose erano andate decisamente peggio: in questo periodo l’aumento in Veneto era stato del 7,7%. La provincia più cara è Venezia che negli ultimi 12 mesi ha visto crescere l’inflazione dell’1,9%. La grande vocazione turistica della città lagunare ha comportato, in particolar modo, forti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, alla ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche i trasporti, gli affitti di case/negozi e il carrello della spesa. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

Dopo il capoluogo regionale per incremento del caro vita seguono Padova con il +1,5%, Treviso con il +1,4% e Vicenza con il +1,2%. Le distanze tra le singole realtà territoriali sono risicatissime, tuttavia spingono all’insù il dato medio regionale che ci pone come la regione più “cara” d’Italia. Rispetto all’anno precedente (aprile 2023 su aprile 2022), le cose sono migliorate notevolmente: l’inflazione a Venezia e Padova era aumentata dell’8%, Vicenza del 7,9% e Treviso del 7,5% (vedi Tab. 2).

Ora la BCE riduca i tassi
L’inflazione è uno degli indicatori più importanti per capire lo stato di salute di un’economia. In primo luogo perché una sua presenza eccessiva contribuisce a erodere il potere di acquisto dei consumatori, in particolare dei percettori di reddito fisso. In secondo luogo, perché il suo andamento serve a orientare le politiche monetarie delle banche centrali. E mai come in questo momento, visto che l’inflazione sta scendendo in tutta Europa, è necessario che Francoforte riduca il tasso di interesse. Con i ritocchi all’insù avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023, quello di riferimento è oggi al suo massimo storico da quando in UE c’è la moneta unica (4,5%), contribuendo a ostacolare il ricorso al credito da parte delle famiglie e, soprattutto, delle imprese di piccola dimensione.

Abbiamo bollette più leggere, ma le vacanze costano di piu’
Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando, la percezione dei consumatori è che i prezzi dei beni e dei servizi stiano invece salendo. In realtà alcune voci di spesa che incidono in misura importante sul bilancio familiare hanno subito delle contrazioni importanti. Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo così le nostre bollette molto più leggere. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione: quelli internazionali dell’11,8% e quelli nazionali del 6,9%. Per contro, è aumentato, in particolar modo, il prezzo delle patate (+11,9%), i pacchetti vacanza nel nostro Paese (+17,2%) e l’olio d’oliva (+44,3%).

Famiglie: tra il 2021 e il 2023 rincari per 4 mila euro
La recentissima fiammata inflazionistica è costata alle famiglie italiane 4.039 euro in più. Se nel 2021, anno che ha preceduto l’avvento della crisi sanitaria, la spesa media annuale delle famiglie italiane ammontava a 21.873 euro, due anni dopo la stessa è salita a 25.913 euro. Soprattutto per le famiglie meno abbienti, l’abitazione e l’alimentare sono le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente ad incrementare le uscite complessive (vedi Tab. 4).

Nulla a che vedere con 50 anni fa
Analizzando la serie storica dell’inflazione presente in Italia tra il 1948 e il 2023, riscontriamo che tra il 1956 e il 1972 (gli anni del cosiddetto “boom economico”), l’inflazione è stata mediamente del 4%. Con lo scoppio della crisi energetica e a seguito degli effetti riconducibili all’accordo interconfederale sul punto unico di contingenza , tra il 1973 e il 1984 il caro vita medio è stato del 16%, mentre tra il 1998 e il 2002 (periodo che “battezza” la nascita della BCE e dell’Euro) è crollato all’1,5%. Solo tra il 2022 e il 2023 (periodo post-Covid), l’impennata dei prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime hanno re-infiammato l’inflazione che è tornata a salire a un tasso medio del 7%. Un valore, quest’ultimo, comunque di 11 punti inferiore alla media che avevamo nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso (vedi Graf. 2).

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