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Consorzio di bonifica Piave: ridurre il prelievo dai laghi è possibile ma attraverso la trasformazione delle reti irrigue

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Dopo la presentazione del Disegno di Legge presentato dal senatore De Carlo, arriva il punto di vista del presidente del Consorzio di Bonifica Piave, Amedeo Gerolimetto che ribadisce: “limitare per legge l’escursione delle quote di invaso dei laghi bellunesi significa limitare per legge la disponibilità irrigua che oggi garantisce a 50.000 la possibilità di coltivare“.
Le quote ipotizzate dal disegno di legge, se applicate alla stagione appena trascorsa, avrebbero interrotto l’attingimento a metà luglio, consentendo il prelievo di meno della metà dell’acqua necessaria per portare a termine le coltivazioni del mais, delle viti e delle colture orticole interessate da reti strutturate che prelevano dal Piave. L’interruzione a metà della maturazione avrebbe determinato una perdita alla produzione agricola del 100%.”

Per De Carlo, la soluzione sono invasi di accumulo da creare in pianura ma Gerolimetto ribatte che “per irrigare servono accumuli importanti, non piccoli invasi, e sappiamo che i laghi sono tutti stati costruiti non prima di 100 anni fa con lo scopo di avere accumuli significativi (a fini idroelettrici e irrigui)“.
Scelte fatte molto tempo fa e da altri ma che hanno determinato produzioni di pregio sulle quali si basa oggi il reddito di migliaia di persone e l’economia della Regione.

Oggi i laghi hanno assunto altrettanta importanza per gli aspetti ambientale e turistico. Salvaguardare solo questo, adesso, limitando l’escursione dei laghi, significa intervenire pesantemente sul reddito di migliaia di persone, che non potranno più produrre come oggi.

Fare invasi in pianura è senz’altro condivisibile, ma deve essere chiaro per tutti che, a fronte di investimenti milionari, potranno al più garantire qualche milione di mc d’acqua, dieci volte di meno del volume che la limitazione dell’escursione della quota dei laghi impedirebbe di prelevare.

La soluzione è un’altra, sono anni che il Consorzio Piave lo dice: prima di tutto serve ridurre il prelievo attraverso la trasformazione delle reti di distribuzione.
Ci sono ancora 20.000 ettari ad uso agricolo che distribuiscono l’acqua con le canalette dei nonni, è cosa nota. Solo finanziando la loro trasformazione in moderni impianti a pressione potremo ridurre il prelievo in misura tale da consentire la limitazione all’escursione dei laghi oggi proposta, senza danneggiare alcuno.

Solo dopo la riconversione irrigua i piccoli accumuli in pianura saranno veramente utili a contenere la richiesta negli anni più siccitosi.


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