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Treviso

Tragico incidente sul Terraglio: familiari delle vittime dicono no alla richiesta di patteggiamento di Levacovic

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Ha destato grande stupore e profonda amarezza nei familiari di Mara Visentin, la 63enne di Preganziol rimasta vittima con l’amica Miriam Cappelletto del tremendo incidente sul Terraglio del 24 marzo 2022, la notizia, riportata da alcuni organi d’informazione, secondo la quale Ronnie Levacovic, il 25enne che lo ha causato, tramite il suo difensore, punterebbe ad ottenere una pena ridotta tramite il rito alternativo del patteggiamento.

L’imputato, di cui la Procura di Treviso ha chiesto il rinvio a giudizio, dovrà comparire in aula il 17 gennaio, avanti il Gip del Tribunale Piera De Stefani, per l’udienza preliminare del processo: deve rispondere di omicidio stradale con le pesanti aggravanti di essersi messo alla guida in stato di ebbrezza, con un tasso alcolemico più del doppio del consentito, aver superato con la sua Bmw di oltre 50 km/h il limite di velocità – sfrecciava a 125 km/h contro i 70 prescritti – e di aver ucciso due persone.

Il marito e i figli della signora Visentin, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazione nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, sono consapevoli dei diritti processuali dell’imputato, che gli consentono di formulare anche l’istanza di patteggiamento.
Ciò che però contestano è che la richiesta sarebbe basata su due fattori, il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza da parte della loro cara e dell’amica e il fatto che viaggiassero a fanali spenti, rispettivamente ininfluente e infondato.

Anche la perizia cinematica, conclude dichiarando che “l’uso delle cinture non avrebbe modificato le sollecitazioni cui sono stati sottoposti i due corpi”: si tratta quindi di un elemento del tutto irrilevante.

I familiari di Mara Visentin auspicano dunque che queste tesi alla base del tentativo della difesa di “strappare” una condanna più mite non vengano accolte dal giudice, e che la Procura possa far valere gli elementi oggettivi che sono concretamente emersi dalle indagini preliminari.

Non è peraltro un caso che nell’iter risarcitorio, già chiuso da Studio3A per i propri assistiti, la compagnia di assicurazione della Bmw abbia risarcito integralmente i congiunti della vittima: non vi è dubbio che, se solo vi fosse stato un appiglio per contestare un concorso di colpa, lo avrebbe fatto


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