WWF preoccupata per lo svaso della diga di Vodo di Cadore sul Boite

Sono arrivate a conclusione le operazioni di svaso del lago di Vodo di Cadore effettuate da Enel Green Power. Per complessivi sei mesi, tra settembre-novembre 2025 e aprile-giugno 2026, nel torrente Boite e successivamente nel Piave sono stati rilasciati quotidianamente ingenti quantitativi di sedimenti accumulati nell’invaso, con un volume dichiarato compreso tra 200.000 e 400.000 metri cubi.
Per mesi il Boite e il Piave sono stati interessati da elevate concentrazioni di sedimenti, con innalzamenti e abbassamenti dei livelli idrometrici fino a 60-70 centimetri al giorno.
Gli impatti di queste operazioni non possono essere assimilati a quelli delle piene naturali. L’intensa e protratta torbidità, unita alle frequenti e repentine variazioni di portata, può determinare, anche per anni, impatti pesanti sulla mortalità di pesci e invertebrati, il degrado degli habitat, l’interramento dei fondali.
Il tutto è aggravato dal fatto che lo svaso ha interessato corsi d’acqua fondamentali per la conservazione della trota marmorata. Una parte delle operazioni, poi, è stata effettuata nello scorso mese di novembre, in coincidenza proprio con il periodo riproduttivo della trota che per la deposizione e lo sviluppo delle uova necessita di acque limpide, prive di depositi di sedimenti.
Oltre alla trota marmorata si segnala nel tratto interessato la presenza di altre specie di grande interesse quali lampreda padana, cobite comune, scazzone, vairone, sanguinerola, temolo, ghiozzo, barbo e cavedano.
Dall’analisi della documentazione progettuale effettuata dal WWF Italia emergono ulteriori criticità: l’area di valutazione degli impatti è stata limitata a un tratto ristretto del Boite e del Piave, senza considerare adeguatamente gli effetti a maggiore distanza.
Per WWF Italia è inoltre paradossale che, mentre istituzioni pubbliche e soggetti gestori investono ogni anno significative risorse per il recupero della trota marmorata e di habitat fluviali, si autorizzino operazioni che rischiano di comprometterne i risultati.
Il WWF Italia, che è intenzionata a segnalare quanto accaduto, chiede che per il futuro le Regioni – a partire dalla Regione del Veneto – applichino il Decreto sulla gestione degli invasi, rafforzino le valutazioni ambientali preventive, prevedano controlli indipendenti e trasparenti, valutino soluzioni alternative alla semplice fluitazione dei sedimenti.
La produzione idroelettrica è importante, ma deve essere portata avanti nel rispetto della biodiversità e della salute dei fiumi.



