Treviso

Treviso/Bancarotta fraudolenta: due obblighi di dimora e sequestri per oltre 600 mila euro

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Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso hanno denunciato per bancarotta e autoriciclaggio quattro persone, che hanno causato il fallimento di una nota società operante nel settore della produzione e commercio di articoli sportivi.

Le investigazioni del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno permesso di accertare che la società fallita era stata gestita da due amministratori di fatto che, per oltre 20 anni, avvalendosi di numerosi prestanome, hanno amministrato dieci società, tutte operanti nel medesimo settore economico e tutte condotte alla bancarotta.

Le indagini si sono concluse con l’accertamento di distrazioni di liquidità per quasi 2 milioni e mezzo di euro, avvenute mediante prelevamenti in contanti o bonifici bancari, disposti a favore di società riconducibili ai due principali indagati, tra cui una società bosniaca, costituita per abbattere i costi della manodopera.

I responsabili hanno anche falsificato la contabilità della società fallita per occultare le somme distratte e hanno omesso sistematicamente il pagamento delle imposte per quasi un milione e mezzo di euro.

Parte dei profitti dei reati di bancarotta – per circa un milione di euro – è stata impiegata in una nuova società, riconducibile sempre ai medesimi indagati.
Per occultare la provenienza illecita delle somme di denaro utilizzate nella nuova società, gli indagati avevano peraltro predisposto negozi giuridici simulati, che venivano giustificati con l’emissione di false fatturazioni.
Tali espedienti hanno quindi permesso alla nuova società di operare e ampliare il suo business servendosi del patrimonio della fallita, causando non solo un’evidente distorsione concorrenziale del mercato di riferimento, ma, soprattutto, un evidente danno alla massa dei creditori.

Accogliendo la proposta avanzata dal Pubblico Ministero, il Giudice per le indagini preliminari di Treviso ha quindi disposto, nei confronti dei due principali indagati, l’obbligo di dimora nel comune di residenza, oltre al sequestro di disponibilità finanziarie e beni immobili per oltre 600.000 euro (tra cui una porzione di una villa storica di quasi 800 metri quadri, sita in un comune della Destra Piave), parte dei quali assegnati a un trust, risultato irregolare e quindi non utile a impedire l’esecuzione della misura cautelare.


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