
Un agosto estremamente piovoso (+53% Arpav) ha contribuito alla crescita in maniera smisurata della “sorghetta”, Sorghum halepense, tradotto: sorgo selvatico di Aleppo (Siria).
A causa dei cambiamenti climatici, questa pianta graminacea ha attecchito anche in Veneto e ormai da molti anni alberga in maniera sempre più infestante gli argini dei fiumi, ed ora anche prati, aiuole e bordature dei centri cittadini.
Nella foto, il tratto di via Rizzo a Oderzo che costeggia l’argine destro del Monticano, la “sorghetta” ha ormai raggiunto la massima estensione (ogni pianta ha 28mila semi) e il suo peso porta le cime ad invadere anche la sede stradale costringendo pedoni e ciclisti a transitare in mezzo la strada ostruendo il sopraggiungere delle auto.
Interpellato del problema, l’assessore di Oderzo Alessio Bianco, sottolinea come la competenza del taglio sulla sommità e le sponde esterne degli argini viene fatto dal Comune, mentre la parte interna degli alvei spetta al Genio Civile, escluse quelle parti assegnate ai privati per convenzione. L’intervento di taglio era già in programma nelle scorse settimane ma è stato procrastinato a causa delle piogge che hanno appesantito la superfice degli argini.
Purtroppo le macchine operatrici sono sempre più performanti ma allo stesso tempo sempre più pesanti e il loro passaggio su terreno inzuppato dalla pioggia rischia di creare avvallamenti e compromettere le arginature.
Purtroppo l’intervento deve tenere conto che tra martedì e mercoledì sono previste nuove piogge, la speranza poi che la situazione possa ritornare con tempo asciutto e così entro una decina di giorni potrebbe essere eseguito il taglio.
Tutto questo però non risolve l’infestazione di questa graminacea che ha radici profonde e difficili da estirpare. In passato, ora non più, era abitudine da parte degli agricoltori, attendere il periodo secco per appiccare il fuoco alle rive degli argini in modo da bonificare da piante infestanti ma soprattutto eliminare tutti quei parassiti, come le zecche, che possono trovare ospitalità tra l’erba alta che ora viene solo macinata e non asportata.






