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Bankitalia: la “locomotiva” veneta è quasi ferma. Pil +0,1% nel 2025

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L’economia del Veneto si assesta su una crescita quasi nulla nel 2025, con il prodotto regionale fermo al +0,1% sull’anno precedente, risentendo del calo della manifattura e delle esportazioni, oltre che del panorama di incertezza dettato dal contesto geopolitico internazionale.

È il quadro tracciato dalla Banca d’Italia nel rapporto sull’andamento dell’economia regionale presentato a Venezia.
A pesare sul bilancio, le “persistenti difficoltà” del settore industriale: la produzione manifatturiera ha registrato un leggero calo (-0,2%), mentre il fatturato si è ridotto in termini reali di quasi il 2%.

Anche le esportazioni a prezzi costanti hanno registrato una contrazione dell’1%.
Il paradigma degli scambi internazionali è cambiato e l’economia veneta, molto orientata all’estero, è in un momento complicato” ha commentato il direttore della sede regionale della Banca d’Italia, Michele Benvenuti. “All’inizio del 2026 qualche segnale di ripresa c’è stato, ma poi è arrivata la guerra”, ha aggiunto, riferendosi al conflitto in Medio Oriente.

In generale, sostiene, “siamo in un momento di grande incertezza, con la conclusione del Pnrr e il forte bisogno di investimenti privati“, in cui il tema dell’intelligenza artificiale può rivestire un ruolo centrale: “la nuova tecnologia – dice – rappresenta un’occasione per fare un salto di produttività“.

Segnali positivi arrivano dal settore delle costruzioni, trainato dai cantieri del Pnrr e dalla ripresa del mercato immobiliare. Ma anche il terziario, spinto dal buon andamento del turismo, in particolare nel comprensorio montano.

Nel 2025, inoltre, gli occupati sono calati del -1,3%, penalizzando donne e part-time, con il saldo dei contratti dipendenti, nel settore privato non agricolo, quasi dimezzato (+13.600 unità). Tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni reali sono scese del 4,6%. In conclusione, mentre i prestiti alle imprese calano del 2,9%, quelli alle famiglie crescono del 3,7% tra mutui e credito al consumo, con un tasso di deterioramento crediti fermo allo 0,9%.


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