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CGIA: in caro carburanti pesa per 106 milioni in più ogni mese ai veneti

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A parità di consumi rispetto al 2025, nel 2026 il caro carburanti rischia di pesare sulle tasche dei veneti per oltre 106 milioni di euro in più ogni mese, pari a 1,27 miliardi di euro nell’intero anno.
Un aggravio economico di dimensioni rilevanti, che potrebbe mettere seriamente a rischio i bilanci di molte famiglie e la competitività di un numero altrettanto elevato di imprese.
Si tratta di rincari molto pesanti che, secondo l’Ufficio studi della CGIA, le misure adottate dal Governo non sono finora riuscite a compensare. Pur avendo stanziato oltre 2,35 miliardi di euro a livello nazionale per contenere il prezzo alla pompa di benzina e gasolio, l’impatto degli aumenti continua infatti a essere di gran lunga superiore. In altre parole, dei 2,35 miliardi di tagli alle accise introdotti finora per il 2026, il Veneto ne ha beneficiato per 210 milioni di euro circa; un importo che ipoteticamente sterilizza gli aumenti di soli 2 mesi circa su 12.

Dove trovare i soldi?
Dopo l’approvazione del Parlamento della risoluzione del Governo, che ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Commissione europea l’attivazione della clausola di salvaguardia per escludere le spese per l’energia dai vincoli del Patto di Stabilità, analogamente a quanto avverrà per quelle destinate alla difesa, si apre ora la fase del confronto con Bruxelles. Se arriverà il via libera, le risorse aggiuntive – si ipotizzano oltre 14 miliardi di euro da spendere nell’arco di tre anni – non saranno comunque disponibili prima del prossimo autunno e saranno finanziate attraverso un ulteriore incremento del debito pubblico. La richiesta avanzata dal Governo è sicuramente condivisibile. Tuttavia, solleva un dubbio. Pur essendo destinate a finanziare interventi per accelerare la transizione ecologica e non per misure di riduzione dei prezzi, di fronte all’urgenza di sostenere famiglie e imprese alle prese con il caro carburanti e il peso delle bollette, è davvero inevitabile ricorrere a nuovo debito? Una strada alternativa, secondo l’Ufficio studi della CGIA, non potrebbe essere quella di intervenire sulla spesa pubblica? Nel 2026, al netto degli interessi, le uscite dello Stato raggiungeranno il livello record di 1.089,7 miliardi di euro: una riduzione anche solo dell’1% libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel, luce e gas. È vero che una parte consistente di questa spesa è già stata impegnata e nessuno, tanto meno noi, ha in mente di intervenire tagliando lo stato sociale. Ci mancherebbe altro. Tuttavia, esistono ancora capitoli di bilancio sui quali sarebbe possibile intervenire, tagliando sprechi e inefficienze, evitando così di scaricare l’intero costo dell’emergenza energetica sulle future generazioni attraverso un nuovo aumento del debito.

Spesa carburanti + 1,27 miliardi
Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi, nell’ultima settimana, rispettivamente attorno ai 2 e ai 2,10 euro al litro — con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell’inizio del conflitto nel Golfo Persico, del +19,3% per il primo e del +21,5% per il secondo (vedi Graf. 1) — l’Ufficio studi della CGIA prevede, per il 2026, un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4%. Un aggravio che su base mensile si aggira attorno a 1,1 miliardi di euro.
Il Veneto dovrebbe subire rincari per 106,1 milioni di euro al mese che si traducono in 1,27 miliardi l’anno. Un quadro che evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno.

Finora contro il caro-energia sostegni per 800 milioni di euro
Da quando è scoppiato il conflitto tra Stati Uniti e Iran, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha messo in campo risorse per oltre 7,3 miliardi di euro a favore di cittadini e aziende: 5 miliardi destinati a contenere l’aumento delle bollette di energia elettrica e gas, mentre 2,3 miliardi sono stati impiegati per ridurre le accise sui carburanti. Di questi 7,3 miliardi almeno 800 milioni dovrebbero aver interessato famiglie e imprese venete. Si tratta di una somma rilevante, che tuttavia riuscirebbe a compensare poco più di un quarto dei 2,9 miliardi di maggiori costi previsti nella nostra regione per fronteggiare i rincari dei carburanti, del gas e dell’energia elettrica. Importo, quest’ultimo, stimato nelle settimane scorse dall’Ufficio studi della CGIA. Proprio per questo, il Governo sembra pronto a investire altri 7 miliardi di euro a livello nazionale entro il prossimo autunno contro il caro energia, ancora prima dell’approvazione della Legge di bilancio 2027. Un’operazione possibile solo se, come dicevamo più sopra, il Consiglio Europeo concederà la clausola di salvaguardia, per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in procedure di infrazione.


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