CNA Treviso/150 milioni di caro energia in più nella Marca dall’inizio del conflitto per imprese e famiglie

I numeri sono preoccupanti ed arrivano dalle elaborazioni realizzate da CNA sui dati disponibili al 30 settembre. Gli aumenti riguardano carburanti, energia elettrica e gas, e prendono in considerazione il periodo dall’inizio della guerra in Medio Oriente (febbraio 2026) a fine settembre.
Le stime sui rincari per la Marca trevigiana indicano un totale di 150 milioni di costi in più da febbraio ad oggi, tra carburanti, gas ed energia (dato complessivo tra costi per le imprese e costi per le famiglie). Per il 46% il rincaro riguarda i carburanti, circa 69 milioni di euro in più. Il 36% pari a 54 milioni riguarda l’energia elettrica, mentre 27 milioni pari al 18% riguardano il gas.
Circa un terzo degli aumenti, ovvero 50 milioni, si sono concretizzati nel solo mese di settembre.
Lo scenario con le proiezioni per i prossimi mesi resta molto delicato. Se i prezzi calmierati di benzina e gasolio saranno prorogati fino alla fine dell’anno e le quotazioni di elettricità e gas resteranno sui livelli medi di settembre. Per la Marca trevigiana si potrebbe arrivare ad un valore totale dei rincari a fine anno pari a 300 milioni di euro. Per la Marca significa che da oggi a fine anno i rincari potrebbero valere ulteriori 150 milioni.
“Il problema non riguarda soltanto il costo di fare il pieno – sottolinea Gianpaolo Stocco, presidente CNA Provinciale Treviso –. Per una piccola impresa significa margini più bassi, meno risorse per investire e maggiore difficoltà a mantenere competitività e occupazione. Ogni furgone è diventato una bolletta viaggiante. Gli interventi attivati del Governo hanno contribuito a frenare i prezzi negli ultimi giorni di settembre, ma si tratta di una misura insufficiente. A questo punto serve una risposta più strutturale. Chiediamo maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e l’utilizzo dell’eventuale maggiore gettito fiscale generato dai rincari per alleggerire il costo dell’energia. Il rischio è che a pagare il conto siano ancora una volta soprattutto le imprese più piccole, quelle che hanno meno margini per assorbire aumenti così rilevanti”.



