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Pordenone

CRO di Aviano: calato nel bunker, braccio rotante impianto Protonterapia. Entrerà in funzione da autunno 2027

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In visita al cantiere del Cro di Aviano, l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, in occasione dell’installazione della nuova Protonterapia. Il gantry, il grande braccio rotante che indirizza il fascio di particelle, del peso di circa 75 tonnellate, è stato calato nel bunker attraverso l’apertura temporanea del tetto. Mercoledì è stato invece calato il sincrociclotrone, l’acceleratore del peso di circa 50 tonnellate.

“Questa è simbolicamente una giornata molto importante perché l’investimento per la protonterapia al Cro di Aviano è molto oneroso ed è una scelta forte, ma che poi si paga in termini di capacità di risposta ai bisogni di salute delle persone. Oggi considerare una neoplasia oncologica come un elemento di cronicità è una grande conquista”, ha affermato Riccardi.

L’installazione del sistema richiederà circa 11 mesi e comprenderà il montaggio meccanico delle componenti, la validazione dell’acceleratore, i sistemi di posizionamento del paziente e di gestione del fascio, le verifiche radiografiche e la validazione complessiva del centro, prima dei test e del collaudo.

Il nuovo impianto rappresenta un investimento complessivo di 38,5 milioni di euro e renderà il Cro il primo istituto oncologico pubblico italiano dotato di Protonterapia, il quinto centro in Italia a disporre di questa tecnologia.

A illustrare le caratteristiche della struttura è stato il direttore dell’Oncologia radioterapica del Cro, Maurizio Mascarin. L’impianto consentirà di affiancare alla radioterapia tradizionale con fotoni anche il trattamento con protoni, permettendo di scegliere la tecnologia più appropriata in funzione delle caratteristiche della patologia e del paziente.
La principale differenza consiste nella possibilità di controllare la profondità alla quale il fascio di protoni si arresta, limitando l’irradiazione dei tessuti sani circostanti.

La riduzione dell’esposizione dei tessuti sani è particolarmente importante anche alla luce della maggiore sopravvivenza dei pazienti oncologici. Mascarin ha evidenziato come oggi siano osservabili, anche a distanza di 25-30 anni, effetti tardivi delle terapie radioterapiche effettuate negli anni Ottanta e Novanta, tra cui i cosiddetti secondi tumori indotti dai precedenti trattamenti. La Protonterapia punta quindi anche a ridurre questo tipo di conseguenze a lungo termine.

Il reparto di Oncologia radioterapica del Cro tratta attualmente circa 2.300 nuovi pazienti ogni anno e si stima che la Protonterapia potrà essere utilizzata per circa 150-200 pazienti all’anno, pari a circa il 10 per cento della casistica. La capacità dell’impianto sarà di circa 20 pazienti al giorno a regime.


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