
Una disciplina millenaria come quella del tiro con l’arco entra nelle proposte riabilitative dell’Unità operativa di Psichiatria del Distretto Asolo come novità assoluta per i Centri di Salute Mentale del territorio. Il progetto, nato per rispondere ai bisogni di cura dei giovani affetti da disturbi mentali, ha visto una prima edizione nell’autunno 2025 e una seconda che ha coinvolto otto utenti, cinque uomini e tre donne, seguiti dai Centri di Salute Mentale di Castelfranco Veneto, Valdobbiadene e Montebelluna, tra i 19 e i 30 anni.
“L’obiettivo del tiro con l’arco come terapia è quello di sfruttare l’interesse che suscita per “agganciare” i giovani che tendono a sfuggire alle cure tradizionali, portandoli a superare la diffidenza. Parallelamente l’attività punta a migliorare la concentrazione, marginalizzando i pensieri intrusivi e dissociativi”, spiega il dr Giuseppe Salce, direttore dell’Unità operativa di Psichiatria del Distretto Asolo.
L’attività, pur sembrando individuale, si è rivelata una potente esperienza comunitaria nella quale il gruppo sostiene il singolo. In questo contesto sportivo le barriere si dematerializzano a favore di una reale inclusione che azzera le differenze di sesso, età e fragilità mentale.
Le iniziali perplessità degli istruttori dell’Archery Club di Montebelluna, si sono sciolte fin dal primo incontro. La conduzione del corso da parte di Denis Pattarello, educatore e arciere certificato FITARCO, supportato dagli istruttori del club montebellunese che hanno offerto un setting reale e normalizzante, ha consentito il successo dell’esperienza riabilitativa.



