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CGIA/nel 2023 export veneto in leggero calo. In difficoltà Venezia (-5,2%) Rovigo (-4,8%) Vicenza (-2,4%) e Treviso (-1,1%)

L’anno scorso l’export del Veneto ha subito una leggera contrazione (-0,3%) rispetto al 2022. In termini assoluti le vendite all’estero hanno sfiorato gli 82 miliardi di euro. Tra le altre regioni del Paese solo la Lombardia con 163 miliardi e l’Emilia Romagna con 85 miliardi hanno registrato un flusso di vendite superiore al nostro (vedi Tab. 1).

La lieve flessione del nostro commercio estero è in massima parte riconducibile al rallentamento della domanda internazionale e allo sgonfiamento dei prezzi alla produzione, collegato alla normalizzazione delle quotazioni delle materie prime.

Rispetto al 2019 , comunque, la crescita delle esportazioni del Veneto è stata del 25,7% e se la comparazione la realizziamo con 15 anni fa, ovvero il 2008 che è l’anno che ha preceduto la grande caduta del commercio mondiale, l’aumento è stato addirittura del 64% circa (vedi Graf.1). L’elaborazione di questi dati è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA.

Siamo leader nella vendita di macchinari
Le merci che sono state acquistate maggiormente dai nostri partner commerciali stranieri sono stati i macchinari per un valore di 16,3 miliardi (pari al 19,9% del totale export del Veneto), le apparecchiature elettriche per 6,7 miliardi (8,2 per cento del totale regionale) e le calzature e gli articoli in pelle per 5,9 miliardi di euro (7,2% del totale regionale). Rispetto al 2022, tra i primi 10 beni venduti all’estero le calzature (-5,8%), i prodotti metallurgici (-14,2%), i prodotti in metallo (-1,7%) e i mobili (-5,7%) hanno subito una contrazione (vedi Tab. 2).

Germania, Francia e USA i principali mercati di destinazione
La Germania (11,3 miliardi), la Francia (9,3 miliardi), gli Stati Uniti (7,6 miliardi), la Spagna (4 miliardi) e il Regno Unito (3,5 miliardi) sono le prime cinque destinazioni delle nostre esportazioni. Le vendite nei Paesi appena richiamati incidono per il 43% del totale regionale. Tra questi primi cinque destinatari, nell’ultimo anno spicca la diminuzione delle vendite negli Stati Uniti (-6,1%) e nel Regno Unito (-3,7%), mentre in Germania, in Francia e in Spagna la variazione è stata positiva (vedi Tab. 3).

Vicenza, Treviso e Padova sono le province più internazionalizzate
A guidare la classifica delle province venete con la maggiore predisposizione all’export è Vicenza. Nel 2023 nel capoluogo berico il commercio estero è stato pari a 23 miliardi di euro. Seguono Treviso (16,2 miliardi), Verona (15,3 miliardi), Padova (13,5 miliardi), Venezia (6,7 miliardi), Belluno (5,3 miliardi) e Rovigo (1,8 miliardi). Rispetto al 2022, emergono le contrazioni di Venezia (-5,2%), Rovigo (-4,8%) e Vicenza (-2,4%). In controtendenza, invece, Belluno (+6,6%) e Padova (+4,1%) (vedi Tab. 4).

Vinciamo grazie a qualità, gusto e design
Insomma, il nostro “Made in Veneto” rimane una garanzia di successo, non solo nell’export, anche se è una condizione necessaria ma non sufficiente per l’efficacia delle strategie di internazionalizzazione delle imprese. Tuttavia, chi stabilisce se un prodotto è esportabile oppure no? Nella stragrande maggioranza dei casi i titolari di una azienda decidono di internazionalizzarsi perché hanno colto l’importanza di vendere all’estero per aumentare la marginalità e credono nel proprio prodotto, perché rispecchia l’italianità che in tutto il mondo è apprezzata per la qualità, il gusto, il design, la bellezza e la cura dei dettagli. Specificità, quelle appena richiamate, che caratterizzano i beni realizzati dalle 16 mila imprese venete che esportano.

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