Delitto Basso, Jesolo: trasferito in carcere il 35enne albanese sotto accusa/video

I Carabinieri, al termine di un’articolata attività investigativa, lunedì 24 marzo hanno dato esecuzione ad un “fermo di indiziato di delitto”, emesso dalla Procura della Repubblica di Venezia, a carico di un 35enne di origine albanese residente a Jesolo, incensurato, presunto responsabile dell’omicidio del tabaccaio 64enne Roberto Basso, avvenuto nella notte tra il 5 ed il 6 maggio 2024. Basso era stato trovato morto all’interno della propria abitazione di Jesolo, colpito più volte alla testa con un oggetto contundente.

La complessa e prolungata indagine – coordinata dalla Procura della Repubblica lagunare e svolta dai militari del Nucleo Investigativo avvalendosi anche del reparto RIS di Parma – ha consentito di delineare un solido e grave quadro indiziario nei confronti dell’indagato.
Nello specifico:
attraverso l’analisi di oltre 100 ore di filmati estrapolati dai vari sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti nell’area è stata individuata un’auto, risultata di proprietà del fermato, presente sulla scena del crimine in un lasso temporale compatibile con l’orario dell’omicidio;
nel corso dei vari sopralluoghi eseguiti sono stati repertati alcuni frammenti in plastica di un cacciavite, utilizzato per forzare la porta finestra dell’abitazione, sui quali è stato estratto, a seguito degli esami di laboratorio svolti presso il RIS di Parma, un profilo genetico riconducibile all’indagato;
lo sviluppo delle indagini ha permesso di ipotizzare il movente, riconducibile alla precaria condizione economica in cui versava il 35enne albanese, e pensava di trarre profitto mettendo a segno un furto nella casa di Roberto Basso. Con ogni probabilità la vittima lo ha sorpreso e riconosciuto, venendo così soppressa.
L’esecuzione del fermo si è resa necessaria per il concreto pericolo di fuga del 35enne che stava cercando di rientrare in Albania. Inoltre è emerso che l’arrestato ha chiesto alla moglie di fornire agli inquirenti una falsa testimonianza che attestasse la sua presenza a casa la sera dell’omicidio. Per gli inquirenti, c’era il pericolo di reiterazione del reato in quanto il 35enne continuava ad essere a corto di soldi e poteva ripetere analoghi fatti delittuosi.
Il 35enne si trova ora presso la casa circondariale di “Santa Maria Maggiore” di Venezia.





