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Immigrazione clandestina: vasta operazione della Polizia/video

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Una vasta operazione di polizia, coordinata dal Servizio centrale operativo (Sco), per contrastare l’immigrazione clandestina ha interessato tutta Italia e in particolare anche Treviso.

Nel complesso sono stati eseguiti 10 arresti, di cui 9 stranieri; 167 imprese o abitazioni controllate, con anomalie accertate in 100 casi; 1.418 soggetti controllati, di cui 1317 stranieri, tra i quali: 135 stranieri sui quali cono in corso accertamenti per sospetta irregolarità sul titolo di permanenza in Italia; 65 italiani e 27 stranieri tutti datori di lavoro, deferiti all’Autorità giudiziaria o nei confronti dei quali sono in corso approfondimenti investigativi per la commissione di diversi reati, tra cui favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso documentale e sostituzione di persona.

L’operazione, ha visto coinvolte le Squadre mobili di Bari, Bologna, Cagliari, Caltanissetta, Caserta, Foggia, Massa Carrara, Matera, Milano, Monza Brianza, Piacenza, Prato, Ravenna, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rieti, Savona, Taranto, Terni, Torino, Treviso, Vercelli e Vibo Valentia, con il supporto dei Reparti prevenzione crimine e degli Uffici Immigrazione delle Questure interessate.

A Treviso, sorvegliato speciale il grattacielo di via Pisa dove gli agenti hanno passato al setaccio numerosi appartamenti.

Al termine delle indagini, sono emerse numerose anomalie nelle procedure di ingresso disciplinate dal decreto flussi, come ad esempio l’indicazione di domicili fittizi o inesistenti, alcuni dei quali indicati innumerevoli volte come luogo destinato ad ospitare il lavoratore straniero.

Inoltre, è emerso che diversi gruppi criminali hanno sfruttato i tentativi di centinaia di stranieri di entrare in Italia, e dietro compenso tra i 1.000 e i 5 mila euro gestivano l’arrivo irregolare falsificando le attestazioni. Si stima che i proventi per queste pratiche illecite, superino i 500 mila euro.

Tra le modalità più diffuse la falsificazione di documenti, ad esempio allegando alle istanze di ingresso falsi contratti di lavoro o false attestazioni di soggiorno, oppure l’offerta di servizi di intermediazione illecita.


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