
Interessante studio della Fondazione CIMA, ripreso quest’oggi anche dal IlSole24ore, riporta come a gennaio, il quadro generale dell’equivalente idrico nivale dipinge ancora un deficit significativo a livello nazionale.
Cosa significa in concreto? L’accumulo di neve è ben al di sotto delle medie stagionali, con ripercussioni dirette sulla disponibilità idrica dei bacini fluviali.
Un paesaggio innevato non è solo un’immagine suggestiva, ma un serbatoio vitale di risorse idriche per il nostro Paese.
Lo studio della Fondazione CIMA conferma un deficit nazionale, Dolomiti comprese, pari al –63%.
Dopo il primo bilancio di dicembre, dove le piste sugli impianti sono state rese praticabili dall’innevamento artificiale, si tratta ancora una volta di una situazione critica per l’intero arco alpino.
Sulle Alpi, finora una stagione con il “freno a mano tirato”
Dicembre ha registrato ancora una scarsa quantità di neve, con i principali bacini fluviali, significativamente sotto la media, come conferma l’Arpav che ha segnalato come il mese di novembre 2024 sia stato il mese più siccitoso dell’anno.
I bacini idrici hanno accumulato circa un terzo della neve attesa entro i primi di gennaio, con un incremento lento e insufficiente rispetto agli anni passati.
Questa “stagione al rallentatore” è il risultato di un inverno iniziato tardi, con un accumulo di neve che fin da novembre è rimasto sotto la media stagionale. Questo trend riflette la mancanza di eventi nevosi significativi nonostante temperature un po’ più basse rispetto agli ultimissimi anni. Interessante il report degli ultimi 15 anni: tutti ricordano le abbondanti nevicate per primi giorni di gennaio 2021, con gli impianti chiusi causa pandemia Covid. (vedi foto)

L’importanza delle Dolomiti, per il Veneto, come “serbatoi d’acqua naturale” non può essere sottovalutata.
Contributi idrici ridotti dai bacini alpini influenzano direttamente la disponibilità d’acqua per uso agricolo, civile e industriale, specialmente nei mesi primaverili ed estivi.
I dati storici dimostrano che un inverno povero di neve si traduce spesso in una ridotta portata dei fiumi, Adige, Piave e Tagliamento in testa, durante i mesi estivi, aumentando il rischio di siccità.

Nonostante il panorama attuale, è ancora presto per trarre conclusioni definitive su questa stagione. Lo scorso anno, forti precipitazioni nevose si sono avute ad inizio marzo che hanno contribuito ad alzare il manto nevoso soprattutto in quota e nei ghiacciai.
E’ bene ricordare che la neve di oggi, è l’acqua di domani.






