Venezia

Sperimentazione Body cam nei pronto soccorso dell’Ulss 4: “obbligo di avvisare il paziente rischia di vanificare il tutto”

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Il sindacato Nursing Up Venezia segue con attenzione la sperimentazione delle body cam, introdotte per la prima volta in Veneto dall’Ulss 4 Veneto Orientale nei Pronto soccorso degli ospedali di San Donà di Piave e Portogruaro dove il personale è stato munito di microcamere indossabili in grado di registrare immagini e audio delle aggressioni.

Il numero delle aggressioni al personale sanitario in Veneto è in crescita costante: 220 nel 2020, 663 nel 2021, 883 nel 2022, 2.229 nel 2023 e 2.595 nel 2024. Per contrastare il fenomeno la Regione Veneto ha stanziato 4 milioni di euro, varando un Piano per la prevenzione degli atti di violenza, che introduce strumenti tecnologici come braccialetti con allarme per il personale e, in via sperimentale nell’Ulss 4 Veneto Orientale, delle body cam. Un dispositivo indossabile che può essere attivato in situazione di pericolo e violenza dal personale medico e infermieristico del triage, uno degli ambienti di lavoro maggiormente esposti al rischio di episodi di aggressioni fisiche e verbali da parte dell’utenza.

Commenta Guerrino Silvestrini, referente regionale Nursing Up Veneto: «Senza dubbio la body cam può costituire uno strumento di deterrenza contro gli episodi di violenza ai danni del personale e di tutela per lavoratori e lavoratrici del pronto soccorso. Ravvisiamo tuttavia un grave punto debole: nell’ambito della sperimentazione avviata dall’Ulss 4, la body cam non è sempre in funzione, bensì spetta all’operatore attivarla qualora si sentisse in pericolo ma solo dopo aver avvertito il paziente. Il problema è proprio questo passaggio».

Prosegue Stellina Piscitelli, referente provinciale di Nursing Up Venezia: «Negli ultimi tempi non si sono registrate aggressioni nei pronto soccorso di Portogruaro e San Donà di Piave ma teniamo sorvegliata la situazione. La telecamera di per sé fa da deterrente, anche se non attiva, ma è chiaro che, in un contesto reale di pericolo, avvertire il soggetto violento rischia di essere controproducente, se non addirittura di andare a suscitare una reazione di maggiore aggressività. Nel nome della tutela della privacy si rischia di vanificare l’efficacia della body cam anche come dispositivo per raccogliere la prova della violenza da poter consegnare alle forze dell’ordine e alle autorità competenti».


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