Veneto

Tutore giudiziale della sorella, la ha mangiato il patrimonio: condannato a 3 anni noto imprenditore bellunese

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Il Tribunale di Belluno ha condannato per peculato alla pena di 3 anni di reclusione il 78enne, Luciano Pasin, noto imprenditore bellunese già tutore giudiziale della sorella.
Le indagini sono state condotte dai finanzieri del Comando Provinciale di Belluno.

Il 78enne era già stato destinatario, nel dicembre 2019, di un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca “diretta” e “per equivalente” di immobili e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre 300 mila euro.
Le Fiamme Gialle hanno proceduto al sequestro di circa 5 mila euro sui conti correnti e, risultando questi incapienti, all’applicazione della misura ablatoria su sette immobili (quattro appartamenti e tre garage) ubicati in Belluno e su due immobili (appartamento e garage) siti in Treviso, intestati pro-quota all’indagato, sino alla concorrenza dei residui euro 298.088,85.

Le indagini condotte dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza bellunese con il supporto del nuovo amministratore di sostegno, avevano accertato che, in relazione alla tutela legale della sorella, interdetta dal Tribunale di Belluno nel 2008 e deceduta nel 2021, il 78enne imprenditore aveva svolto il proprio incarico adottando, fin da subito, una gestione del patrimonio gravemente sconsiderata, sfociata nell’illecita condotta penale del reato di peculato avvalendosi anche della cooperazione della protutrice (avvocato nonché figlia del condannato) la quale si era parimenti occupata della gestione del patrimonio.

Nel 2020 gli era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari poiché, in qualità di tutore, aveva posto in essere svariati episodi di mala gestio, dapprima appropriandosi della quota di legittima di euro 350.000,00 spettante alla sorella a titolo di eredità lasciata dal padre defunto e, poi di ingenti somme di denaro, sottratte dal conto corrente della sorella per oltre 84 mila euro, sino ad arrivare alla vendita, nel 2016, di un immobile di famiglia a Belluno, in comproprietà al 50% con la sorella, tenendosi per sé l’intera somma ricavata.
Lo stesso ha rifuso le somme che doveva allo Stato dei danni arrecati nonché ha risarcito gli altri coeredi.


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