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Castello Pordenone: consegnata petizione per restituire bene al comune

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Riportare il Castello di Pordenone nelle disponibilità dell’Amministrazione comunale, in modo che siano i cittadini, attraverso il municipio, a deciderne la futura destinazione una volta terminata la funzione attuale, quella di ospitare il carcere cittadino.

È questa la richiesta contenuta nella petizione popolare – politicamente bipartisan – firmata da più di mille cittadini e consegnata oggi al presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, durante la pausa dei lavori d’Aula. Il primo firmatario è Marco Salvador, consigliere comunale pordenonese, che era accompagnato dal vicesindaco di Pordenone, Alberto Parigi, e da Roberto Freschi, portavoce della lista “La Civica”.
Sempre a livello pordenonese, tra i firmatari spiccano i nomi del sindaco, Alessandro Ciriani, e del deputato Emanuele Loperfido, già numero due della Giunta.

Analoga trasversalità in ambito regionale: la petizione è stata infatti presentata congiuntamente da sei consiglieri di diversa estrazione politica. Si tratta di Simone Polesello (Fedriga presidente), Nicola Conficoni (Pd), Marco Putto (Patto-Civica), Furio Honsell (Open), Carlo Bolzonello (Fp) e Serena Pellegrino (Avs).

Alla Regione i firmatari fanno presente in premessa che “il penitenziario attualmente ubicato presso il Castello di Pordenone è soggetto all’iter burocratico che nei prossimi anni lo porterà al suo definitivo trasferimento a San Vito al Tagliamento”. In vista di questo passaggio di funzioni, si chiede ai Ministeri competenti, per il tramite della Regione Fvg e con il coinvolgimento dello stesso Comune di Pordenone, “la possibilità e l’opportunità che il centro storico della città possa essere completato con il ricongiungimento dell’antico Castello di piazza della Motta a tale importante patrimonio”.

Ricordando infatti sinteticamente la storia dell’edificio, i promotori della petizione popolare menzionano i frequenti rimaneggiamenti e passaggi di proprietà che hanno caratterizzato la storia del Castello, che risale alla metà del Duecento e prima di trasformarsi in un carcere è stato residenza dei capitani asburgici nel Cinquecento e sede dei provveditori veneziani fino alla caduta della Serenissima nel 1797.
L’obiettivo dei promotori è dunque ricongiungere in un unico comparto tutto il nucleo storico originario di Pordenone.


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